L’Anomalia

Sì, l’anomalia c’era davvero!

Quando sono corsa a chiamare il Dottore, che stava elegantemente drappeggiato su una poltrona in biblioteca a leggere il suo libro preferito sul Cricket dal 1923 al 1945, il TARDIS stava cominciando a scuotersi un po’. E quando dico scuotersi intendo agitarsi come lo shaker di un barman impazzito.

“Dottore, il TARDIS ha rilevato qualcosa” ho gridato per sovrastare l’ululato dell’allarme.

“mm?” il Dottore ha sollevato la testa dal libro, gli occhi ancora persi nelle parole appena lette.

Non ho aggiunto niente, mi sono limitata a tornare verso la console room, appoggiandomi alle pareti per evitare di cadere. Quando mi sono voltata, il Dottore mi aveva seguito.

“Non è il posto giusto per un’anomalia temporale” ha commentato tirando una leva.

“Perché, esiste un posto giusto per un’anomalia?”

Mi ha guardato di sottecchi, “senza le anomalie non esisterebbe l’universo”

“Ah”

E poi sul visore del TARDIS è apparsa l’immagine. Questa immagine.

Il buco nero era vicino, troppo vicino. Ci risucchiava lentamente, facendoci sobbalzare. Per un attimo siamo rimasti in un silenzio attonito. Il Dottore ha reagito in fretta, come suo solito, pigiando comandi sulla console del TARDIS per “stabilizzare gli smorzatori inerziali” mentre io pensavo solo a tenermi aggrappata per non finire contro la parete bianca e luminosa.

“Siamo troppo vicini, troppo vicini!” continuava a ripetere il Dottore in una specie di mantra personale, “perché il TARDIS ci ha portati qui?”. All’improvviso mi ha fatto cenno di tacere. Anche se, per la verità, non stavo parlando.

“C’è qualcosa” ha mormorato mentre finalmente il TARDIS smetteva di saltellare come un ballerino di flamenco.

“Cosa, Dottore?”

“Oltre al silenzio, non senti niente Nyssa?”

Piegai la testa di lato, cercando di ascoltare. Solo la sirena del TARDIS continuava a rimbombarmi nelle orecchie.

“Cosa dovrei sentire? Non c’è affatto silenzio, il TARDIS sta…”

“Scusa” premette un pulsante e la sirena si spense con un ultimo gemito, “adesso prova ad ascoltare”

Ci riprovai chiudendo gli occhi mentre l’immagine del buco nero che si avvicinava rimaneva stampata dietro la mia retina. E sentii qualcosa. Come un brillio sonoro, come un’orchestra che accorda gli strumenti prima di un concerto.

“Sì” spalancai gli occhi e il Dottore sorrise, “sento qualcosa, ma che cos’è?”

“Una richiesta d’aiuto” guardammo tutti e due verso l’anomalia, la sua voce si fece greve, “qualcuno è finito là dentro e sta chiedendo il nostro aiuto”

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